Come cambiano gli affitti a Milano in epoca di Pandemia. Una soluzione dedicata ai giovani professionisti

Tra i grandi cambiamenti messi in atto dalla pandemia c’è sicuramente quello che riguarda la ricerca degli alloggi. Una città come Milano, ad esempio, malgrado le difficoltà continua ad essere la meta di giovani professionisti all’ingresso nel mondo del lavoro.

Per questa categoria con ristretta disponibilità di budget Abitare In ha pensato ad Homizy, un marchio dedicato al coliving.

Economia di scala per un abitare giovane e accogliente come risposta alla crisi

Homizy realizza appartamenti pensati appositamente per essere affittati potendo così pensare in maniera ottimale gli spazi. Stanze con bagno o senza, singole o doppie, vengono affittate a giovani professionisti che condividono i restanti spazi, dalla cucina al living, avendo la possibilità di creare una rete di relazioni all’interno della struttura abitativa. Non mancano poi gli spazi di coworking, indispensabili in epoca di lavoro a distanza.

Si tratta di case condivise che, come valore aggiunto, hanno una forte vocazione ecologica: totalmente green e consentono un notevole risparmio energetico che aiuta a mantenere accettabili i costi mensili.

Una soluzione giovane ed economicamente vantaggiosa con un costo che va dai 500 agli 850 euro al mese.

Soluzioni di coliving per ripensare il mercato degli affitti

La particolarità di Homizy è quella di realizzare edifici ex-novo pensandoli espressamente per il coliving. In questo modo avranno una organizzazione più razionale e i costi saranno più contenuti.

Tutto è nato da una serie di constatazioni sull’andamento del mercato degli affitti a Milano:

  • Nel 2020 il mercato degli affitti è cambiato, con una maggiore disponibilità di appartamenti un tempo destinati agli affitti brevi.
  • I prezzi sono rimasti invariati rispetto agli anni precedenti: alla crisi non ha fatto seguito una riduzione dei canoni d’affitto.
  • Milano continua ad attrarre giovani professionisti che, alla prima esperienza lavorativa, non sono in grado di affrontare spese troppo onerose.

Per questi motivi, per rilanciare il mercato, occorre ripensare gli affitti proponendo soluzioni di coliving che consentano una maggiore economizzazione.


Aste immobiliari +63% nel secondo semestre 2020

La scure scesa sul tutto il comparto turistico si è riversata inevitabilmente anche sul settore immobiliare. Era inevitabile, dopo uno stop forzato a causa della crisi sanitaria, dove il calo dei flussi turistici hanno toccano minimi storici, le strutture alberghiere hanno subito il tracollo.

Secondo il rapporto Sogeea, è aumentato del 7% il totale degli alberghi e hotel in vendita, mentre si alza il coro di voci che chiede un fondo per salvare le prime case. Il numero delle case in vendita è cresciuto del 63% con ovvie ripercussioni nel settore edile che rallenta a causa dell’offerta crescente.

Le famiglie in difficoltà rallentano il mercato immobiliare

La perdita del settore turistico ha avuto effetti devastanti, con licenziamenti e quindi impossibilità per quanti coinvolti dalla crisi di onorare le scadenze di mutui accesi, con conseguenti perdite degli immobili. Per questo, ora è al vaglio un sostegno per la prima casa, pensando a un fondo che possa sostenere quanti hanno perso il lavoro e quindi capacità di reddito.

Tra le Regioni più colpite con la più alta percentuale ci sono quelle del sud con il 113%, le isole con 284%, il centro Italia con il 64% e il nord con il 28%. Per un totale di immobili all’asta di oltre 15.000 unità. Dati e cifre che fanno sudare freddo e che non ha un precedente storico di comparazione. Si tratta della più grande recessione del settore immobiliare mai registrata prima in un periodo così breve.

L’accelerazione delle strutture turistiche in vendita

La situazione pre-Covid non era migliore per il settore turistico, la crisi ha dato il colpo di grazie a quelle strutture già in affanno. Il 30% delle strutture alberghiere in vendita si trova al nord, pesantemente colpito fin dal marzo 2020, tengono le Regioni del sud in quanto hanno avuto una boccata di ossigeno nel periodo luglio-settembre.

Si tratta di un aumento del 7% delle strutture alberghiere che sono finite all’asta, un numero importante che si aggiunge alle vendite o trattative in corso d’opera. Molte delle strutture in vendita finiranno in mano a compratori esteri, altre ad investitori istituzionali, questo comporterà un ulteriore rallentamento nelle riaperture dovuto al cambio di gestione.

La situazione potrebbe ribaltarsi è avviarsi verso una ripresa e normalizzazione solo quanto ripartiranno i flussi turistici europei, fino ad allora sarà difficile vedere un’inversione di tendenza!


Richieste dei mutui, dove eravamo rimasti?

Una breve panoramica su come è andata e soprattutto su come potrebbe andare a finire nel 2021.

Per quanti già conosco i dati passati e le proiezioni per il 2021, quello che sta per leggere non è certo una sorpresa. Tuttavia, la maggior parte delle persone come molti addetti ai lavori, questi dati non li conoscono. Il primo dato è sicuramente anche il più interessante per fare una disamina di quello che può attenderci nell’anno in corso.

Il dato importante e di grande conforto, è un deciso +2,8%, contro ogni previsione ci siamo lasciati alle spalle un anno davvero nero per il settore immobiliare, che evidentemente non ha mollato la presa. Il motivo di questo strano effetto? È molto semplice, il crollo della fiducia in investimenti finanziari e soprattutto l’incertezza. Quando non hai basi e una visione di futuro, il mattone, specie in Italia diventa il rifugio dove mettersi al riparo. Questo 2,8% in una condizione di “guerra” è tutt’altro che disprezzabile.

Cresceranno ancora le richieste di mutui (salvo pandemie)

Ovviamente le previsioni si fanno senza considerare imprevisti tanto meno le pandemie. Una di queste previsioni fatta dal Crif e Sda Bocconi, ci riportano un più ottimista aumento variabile dall’11% al 26%, ovviamente in condizioni di mercato normale e senza impedimenti operativi, (vedi alla voce Covid). Nel qual caso, pandemia imperante il crollo sarebbe di un -5%, stimato, quindi potrebbe essere anche molto più corposo.

Questo lo scenario possibile nelle divergenti direzioni, con uno stimolo di crescita dato soprattutto dal migliore andamento economico da parte delle famiglie italiane. Probabilmente questo ricorso al credito immobiliare potrebbe essere frutto di una percezione, almeno per ora, di stabilità politica oltre che economica, forse anche il vaccino è visto come la soluzione per il ritorno alla normalità. Quale sia l’effetto che stimola l’azione importa fino a un certo punto, quel che conta è che non ci siano altri stop al mercato causati da fattori esterni, appunto il Covid.

Condizioni di normalità per tornare alla normalità!

Per fare questo salto nel futuro di una crescita possibile e senz’altro necessaria, occorre solo qualche ingrediente, stimoli, futuro e credito. Sono la base di sviluppo di ogni economia, ma per l’immobiliare questi tre pilastri rappresentano l’ossigeno vitale.

Per vedere il 2021 positivo sotto ogni punto di vista, evitando quel crollo ipotetico del -5% ma forse anche maggiore, non ci dovranno essere incidenti né rallentamenti. Ripetere un anno nefasto come il 2020, significherebbe perdere una buona fetta del mercato immobiliare con scenari apocalittici. Per cui con la speranza che si arrivi a quel +26% di richieste di mutui, che salvi non solo tutto il mercato ma anche la futura esistenza dello stesso, non resta che confidare, come molti stanno già facendo, in Mario Draghi, considerando che ha anche l’appoggio del Papa ci aspettiamo anche in un miracolo!


Cosa farà Mario Draghi per rilanciare l’economia e il settore immobiliare

Una nuova fase della gestione del paese è alle porte, via l’avvocato dichiaratosi del Popolo e arriva Mario Draghi. Inutile ricordare il suo curriculum, il punto cruciale è che in questo caso parliamo di una figura istituzionale che sicuramente ha familiarità con i “numeri”. Ecco, sulla base di questi presupposti possiamo escludere con assoluta certezza che il futuro Presidente Draghi non incentiverà di certo con soldi pubblici monopattini tanto meno banchi a rotelle.

Archiviamo quindi il Governo della “mobilità a rotelle” e diamo il via al più significativo Governo dell’azione, ovviamente queste sono le premesse e promesse, poi come sempre il Diluvio non si previene! Ma un dato possiamo già considerarlo, il mercato del Ftse Mib ha registrato un +1,7% come effetto di benvenuto al futuro Presidente. Dato che i numeri contano, allora vuol dire che abbiamo buone possibilità di essere sulla strada giusta.

Cosa farà Draghi quando sarà al comando?

Possiamo escludere che non getterà i soldi dalla finestra come fatto fino a ieri, tuttavia sul piano economico e produttivo molti hanno ottime previsioni. Il PIL della zona Euro ha registrato una contrazione del 2,5% nel quarto trimestre 2020, con previsione di una stagnazione nel primo trimestre del 2021. Questo vuol dire che la risalita verso la ripresa ci sarà a partire dalla prossima primavera, probabilmente con la finalizzazione del Recovery Plan in questo caso supportato dalla figura di Draghi.

Il nuovo Presidente potrebbe quindi rilanciare il paese partendo proprio da azioni di stimolo legate ai soldi europei, sulla base di questo mix, che molti analisti ritengono ottimo, si stima che il PIL risalga a un +6% nel corso di questo anno, anche se più realisticamente potrebbe essere tra il 3 e il 3,5%. Tuttavia, mal che vada andrà bene!

Gli effetti sul settore immobiliare

Non c’è dubbio che un’economia che riparte rilancia anche il settore immobiliare, asset sempre strategico nel modus operandi degli italiani in materia di investimento. Diciamo che le carte sul tavolo giocano in questo momento a favore dell’Italia e della sua possibile rinascita, tuttavia, si tratta di un ritorno alla “vita” economica differente. Ricordiamo che il mondo con la crisi Covid ha subito un cambiamento epocale, il futuro sarà di chi lo comprenderà, il “mindset” di ogni imprenditore se ancora non aggiornato, dovrà senza dubbio cambiare verso una modalità operativa sempre più digitale.

Ogni figura professionale non avrà vita futura senza un radicale aggiornamento e apprendimento del nuovo “mondo”, digitale non è solo un termine per definire un servizio o prodotto, oggi significa produttività, lavoro, business e successo! Per questo motivo noi di Accademia da sempre ci occupiamo di questo aspetto, con strumenti e formazione dedicati agli agenti. Forniamo conoscenza e capacità di interpretazione delle dinamiche legate al mondo digitalizzato, da cogliere per farle proprie per il successo futuro di ogni impresa.


Affitti, come è cambiato il mercato con il Covid-19

02Nella storia recente non ci sono precedenti di confronto, quello che è accaduto nell’ultimo anno è stato uno tsunami relativo al calo degli affitti. Le dinamiche sono evidenti, lo smartworking è la didattica a distanza hanno determinato una flessione considerevole della domanda. L’effetto di queste “nuove modalità” di lavoro e studio, hanno sortito come risultato un’offerta decisamente superiore alla domanda.

Oltre a questo, va anche considerato un mercato parallelo che è quello del turismo, sostanzialmente azzerato nel corso del 2020. Di fatto, anche gli affitti turistici hanno subito una flessione davvero importante con conseguenti ribassi specie nelle grandi città. Il calo dei canoni è stato calcolato tra lo 0,2 e lo 0,9% con maggiore evidenza nelle città di Milano, Bologna e Roma.

Come cambia il mercato degli affitti

Alcune previsioni ci offrono una panoramica alquanto significativa. Per esempio, il mercato degli affitti destinati ad una fascia di utenti, diciamo business, ha avuto un incremento della domanda. Tuttavia, questa richiesta è stata motivata da una selezione abitativa di qualità superiore, quindi abitazioni con ottimi arredi e non di meno situate in buone posizioni.

Questo segmento immobiliare probabilmente sarà destinato a crescere nei prossimi mesi anni, quindi una fascia di mercato che può avere ragionevolmente delle prospettive di crescita. In generale la percentuale di chi affitta per motivi di lavoro è scesa del 10%, ad esempio a Milano, ovviamente un effetto del lavoro da casa. Mentre una buona percentuale di questi utenti come abbiamo visto si è proiettata su una qualità immobiliare più elevata, motivando anche l’introduzione di nuovi servizi come l’accesso ad Internet ed una postazione di lavoro.

Frena lo short rent, evoluzione di forza maggiore

Cosa sta succedendo al classico affitto turistico? Ovviamente senza turisti un cambio repentino non è solo una scelta ma una necessità, ed è così, infatti, che il mercato seppur temporaneamente cambia.

Con la pandemia ci si è trovati di fronte ad una scelta importante, specie per i proprietari che hanno investito in immobili proprio per il settore turistico tristemente azzerato. Per cui, i proprietari in questo nefasto frangente, hanno optato per il “contratto transitorio”, con la chiara intenzione di rendere disponibili gli immobili per periodi più lunghi ma con la possibilità di ritornare presto alla vocazione iniziale non appena la crisi sia termina.

In buona sostanza stiamo assistendo ad un mutamento, in questo caso non dettato dal mercato ma dalla necessità di far quadrare i conti e soprattutto di tenere a reddito gli investimenti. Quanto durerà? Difficile saperlo, ma un fatto è certo, appena riparte il mercato turistico di sicuro ci sarà una mutazione inversa!

Nota a margine per l’Agente immobiliare. Oltre la professionalità dimostrata in questi ultimi anni, va da sé che con la mutevolezza del mercato diventata fluida, anche l’Agente immobiliare deve approcciare ad una nuova “filosofia” di cambi dell’offerta per non restare indietro rispetto al mercato. La formazione da questo punto di vista deve esser considerata un punto di partenza e non di arrivo, il mondo cambia e non saper cogliere questi mutamenti può diventare un grossolano errore da evitare.

Tratto da il Sole 24 Ore

 


Decreto liquidità, quali opportunità cogliere e come!

È stato da poco varato il Decreto Liquidità. Secondo grande intervento dopo il Cura Italia, il decreto liquidità mira a fornire una serie di strumenti a sostegno delle imprese.

Si tratta di un impegno senza precedenti messo in atto dallo stato per far fronte ad una crisi anch’essa senza precedenti. Imprese e liberi professionisti messi in ginocchio dall’emergenza sanitaria avranno un aiuto concreto dallo stato per superare questa fase, in attesa di poter ripartire.

Con il nuovo decreto sono stati messi in campo 400 miliardi di euro in totale, suddivisi tra mercato interno (200 miliardi) ed export (200 miliardi).

Come descritto dal premier Conte, si tratta di una vera e propria “Potenza di fuoco” soprattutto se sommata agli stanziamenti del precedente decreto Cura Italia. Una serie di interventi volti a garantire liquidità alle imprese e a tutelare il mercato interno così come l’export. Un intervento mirato per non soccombere e per facilitare la ripresa.

Il decreto Cura Italia aveva previsto delle misure di natura economica a sostegno di PMI e partite iva. Il nuovo decreto invece prevede un intervento sostanziale per garantire liquidità a tutte le categorie che sono state toccate dalla crisi in atto.

Misure fiscali

La prima azione è quella della sospensione di vari pagamenti fiscali e contributivi con scadenza tra aprile e maggio secondo quanto segue.

  • Sospensione di IVA, ritenute e contributi sospesi per chi abbia avuto un calo di fatturato. Per accedere bisognerà aver avuto un calo del 33% per fatturati sotto i 50 milioni e del 50% sopra tale cifra. I residenti delle 5 province più colpite (Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Piacenza), godranno in ogni caso della sospensione se avranno un calo del fatturato di almeno il 33% a prescindere dalla soglia di fatturato.
  • Chi ha iniziato l’attività al 1° aprile 2019 sarà in ogni caso esonerato dai suddetti versamenti
  • I versamenti saranno dovuti a partire da giugno, con la possibilità di rateizzarli in cinque rate.

Fondo centrale di garanzia per le PMI

Per le aziende che ne faranno richiesta, sarà possibile accedere al credito avendo lo stato come garante. Le aziende potranno infatti, attraverso i soliti canali, richiedere dei prestiti per affrontare le spese inderogabili di questo periodo, senza fornire garanzie.

Il fondo centrale risolverà il problema delle molte aziende che non possono fornire garanzie adeguate per i prestiti. Offrirà infatti garanzie pubbliche ai finanziamenti concessi dalle banche e da differenti soggetti finanziari.

Il fondo fornirà le seguenti garanzie:

  • Su prestiti fino a 25mila euro, darà una garanzia al 100% senza valutazione del merito di credito.
  • Su prestiti da 25mila a 800mila euro darà una garanzia al 90% con valutazione del merito di credito. Tale garanzia salirà al 100% se intervengono anche i Confidi.
  • Su prestiti da 800mila a 5 milioni di euro darà una garanzia al 90% con valutazione del merito di credito.

SACE garanzia per le grandi imprese

Per le grandi imprese invece sarà la società SACE, che si occupa di servizi finanziari per le aziende a fornire la garanzia. Attraverso SACE si forniranno garanzie a coprire tra il 70 ed il 90% dell’importo richiesto da aziende che abbiano attività produttive localizzate in Italia.

  • Imprese con un fatturato inferiore a 1,5 miliardidi euro e meno di 5mila dipendenti in Italia. È prevista una procedura semplificata per l’accesso alla garanzia e una copertura del 90%
  • Imprese con oltre 5mila dipendenti e un fatturato fra 1,5 e 5 miliardi di euro. È prevista una copertura dell’80%
  • Imprese con fatturato sopra i 5 miliardi. È prevista una copertura del 70%.

Golden power

Ulteriore elemento di tutela inserito nel decreto è il Golden Power, voluto dal Premier per tutelare le imprese strategiche. Il governo, grazie al Golden Power si pone quale controllore dei settori vitali per la sopravvivenza del paese.

Coronavirus a che punto siamo …

Anche questa settimana non possiamo sentirci distaccati dalla situazione terribile in cui sta versando il Paese. Cosa accade a livello sanitario lo sappiamo fin troppo bene, il tema che per ora non viene affrontato dai media è quello economico. Nello specifico per quanto riguarda gli Agenti immobiliari e le prospettive future, questo sì, è un tema che ci tocca dopo quello sanitario!

Al momento il settore immobiliare legato agli affitti, in particolare locazioni turistiche, sta perdendo sostanzialmente la maggior parte del fatturato annuale. Se consideriamo che, anche quando l’emergenza sarà finita, speriamo metà aprile, gran parte della stagione estiva sarà persa, quindi aprile, maggio e giugno evaporati!

Ovviamente mettendo in forse anche l’altra metà, quindi luglio, agosto e settembre, questo perché prima che i consumi riprendano ci vorranno settimane e mesi. Purtroppo, molte persone perderanno il lavoro, altri saranno costretti a chiudere attività e in buona sostanza non ci saranno né le condizioni né i soldi da spendere!

Ora, se non fossimo quel paese “maltrattato” dalla politica italiana che notoriamente non fa mai fino in fondo l’interesse nazionale, potremmo avere una sorte diversa. Per esempio, come fanno altri paesi che hanno deciso di mettere liquidità nelle tasche della gente, soldi e soldi che saranno spesi per non contrarre irreparabilmente l’economia… Mentre qui, in Italia, siamo stati capaci di rimandare i pagamenti fiscali delle aziende di quattro giorni! Da ridire se non ci fosse da piangere.

Ora occorre uno tsunami di liquidità!

Il Governo deve mettere in circolo liquidità a sostegno delle famiglie prima di tutto e dei consumi a seguire. Solo in questo modo potremo contenere quell’altro virus che si chiama default economico e depressione, che farà tante altre vittime se non fermato!

Con una voce sola e unitamente occorre chiedere che ogni impresa, partita Iva e lavoratore non resti senza liquidità, ovviamente senza attingere al MES. Perché questo sarebbe solo un sollievo momentaneo essendo sostanzialmente un prestito vincolante e deprimente per l’economia italiana già fragile.

I soldi ci sono, o meglio possono stamparli senza problemi, la BCE stanzia 750 miliardi, quindi una prima parte eccola. Il punto è vedere se questo QE sarà destinato all’economia reale o come già successo in passato alle banche. Le quali invece di mettere questi denari in circolo li hanno investiti, spesso scommettendo contro i loro stessi paesi, qualcosa di perverso che deve finire!

La BCE dovrebbe stampare moneta e riversarla sulle economie degli Stati membri, questa è una misura necessaria per non far tracollare paesi più deboli come l’Italia o la Spagna. I segnali di un rallentamento economico erano evidenti già nell’ultimo semestre del 2019, con questo blocco si conclamerà la recessione. La quale potrebbe essere molto peggio di quella dei Sub-prime che, non a caso era proprio legata al settore immobiliare del mercato USA.

Fronte e obiettivo comune o sarà la disfatta

Gli agenti immobiliari devono unirsi e chiedere a gran voce interventi urgenti così come per tutte le altre categorie, questa volta non si scherza, questa volta la situazione è tragicamente seria!

A questo punto tutto il settore immobiliare deve mobilitarsi per la sua stessa sopravvivenza, molte agenzie sono ditte individuali, quindi partita Iva e non hanno dipendenti, ma hanno famiglia! Tutto il settore impiega decine di migliaia di addetti che saranno pesantemente danneggiati da questa crisi, in molti casi senza alternativa oltre la chiusura.

Il Governo deve prendere quindi seri provvedimenti in modo tale da offrire un minino di garanzia affinché tutte queste entità immobiliari tengano duro superando la tempesta. Perché se questi Agenti chiuderanno i battenti, il prossimo anno ci sarà un calo delle entrate impressionante, moltiplichiamo questo per ogni categoria e il risultato è il default strutturale che conduce direttamente all’abisso.

Ora è il momento di pensare anche alla salute dell’economia!